Lo stress: le sue origini e la  Sindrome Generale di Adattamento (SGA)

Il termine “stress” è entrato a far parte del linguaggio corrente: ognuno di noi l’ha utilizzato almeno una volta nella vita per descrivere una situazione di disagio, di tensione, di forte preoccupazione o di ansia.

L’uso che se ne fa è indubbiamente molto generico, spesso improprio, soprattutto se si pensa che, in realtà, l’origine del termine è legata al settore metallurgico, nel quale era tradizionalmente utilizzato per indicare gli effetti che grandi pressioni determinavano sui materiali.
Proprio di pressioni e di effetti si deve parlare quando si utilizza il termine stress.

Il tentativo di collocazione etimologica si deve, infatti, necessariamente ancorare alla definizione proposta da Hans Selye, il quale proprio dalla metallurgia aveva preso in prestito il termine per indicare una concatenazione di eventi omeostatici, adattamenti, e modificazioni fisiologiche che gli animali da laboratorio mettevano in atto come effetto delle pressioni esercitate da agenti nocivi introdotti nel loro organismo.

Selye è considerato, a giusta ragione, il padre fondatore delle ricerche sullo stress; a lui va il merito di aver “portato alla luce” il fenomeno e averlo trasferito alla comunità scientifica.

Egli non avrebbe mai pensato, probabilmente, di attivare un interesse di ricerca che, nato in un contesto biologico, avrebbe dato e ricevuto poi grandissimi apporti dalla psicologia e dalle scienze del comportamento umano.

Occorre chiarire che, da un punto di vista etimologico, il termine “stress” è passato dal significato iniziale di avversità, difficoltà, afflizione, a quello più recente di pressione, sollecitazione, tensione o sforzo ed è frequentemente usato per indicare una “spinta a reagire” esercitata sull’organismo da diversi stimoli sia esterni all’individuo, sia interni (stressors).

Ciò che portò il “padre dello stress”a formulare la sua definizione scientifica del termine, fu l’ipotesi, corroborata dai suoi studi (Selye, 1936), che esistesse, nei meccanismi biologici che presiedono alle risposte di adattamento di un organismo a fronte di un agente nocivo, un insieme di segni e di sintomi tra loro correlati e coerenti tale da far pensare all’esistenza di una sindrome generalizzata di risposte, denominata, successivamente, “sindrome generale di adattamento” (SGA) o, facendo riferimento alla metallurgia, “stress”.

La definizione scientifica che ne diede in seguito, vedeva lo stress (o SGA) come “una risposta (generale) aspecifica a qualsiasi richiesta (demand) proveniente dall’ambiente”(Selye, 1955).

Con il termine “aspecifico” egli elude la solita visione che un effetto, una risposta biologica, sia sempre riconducibile a una sola causa. Enfatizza, invece, il fatto che stimoli differenti possano indurre una risposta stereotipata, chiamata stress, determinata non tanto dalla natura dello stimolo, quanto dalla sua intensità.

Per questo motivo tale stimolo non deve essere necessariamente negativo o dannoso per attivare una SGA, ma può anche essere intensamente piacevole o gioioso: tale risposta è aspecifica perché la sua finalità è favorire un generale adattamento dell’organismo. Col termine “qualsiasi” si sottolinea proprio come la medesima risposta sia causata anche da stimoli diversi, di qualsiasi natura: la SGA può essere attivata non solo da eventi straordinari, ma anche da richieste ambientali solite, purché accentuate o percepite come soggettivamente intense.

In molti riconobbero che fosse corretto identificare col termine stress una risposta a uno stimolo ambientale, la reazione adattiva di un organismo sottoposto all’influenza di fattori esterni.

Tra questi, Lazarus e Folkman (1984), lo definirono come “un particolare tipo di rapporto tra la persona e l’ambiente, che viene valutato dalla persona stessa come gravoso o superiore alle proprie risorse e minaccioso per il proprio benessere”.

 

Questo significa che, in base a tale definizione, lo stress deriva da una dinamica fra individuo e ambiente che scatena una risposta interiore dell’individuo, appunto, con effetti fisiologici. Tali effetti, come aveva spiegato molto bene anche Selye nei suoi studi pionieristici, non sono necessariamente negativi.

Gli effetti negativi si verificano quando vi è un’incongruenza fra le richieste dell’ambiente e la capacità soggettiva di esaudirle. Tale incongruenza viene definita distress, contrapposta alla condizione di eustress che è positiva e fonte di gratificazione per l’individuo.

Nel suo volume dal titolo Stress without Distress, infatti, già Selye aveva sostenuto che lo stato di stress fosse uno stato fisiologico normale e che, quindi, non potesse e non dovesse essere evitato: “La completa libertà dallo stress è la morte. Contrariamente a quanto si pensa di solito, non dobbiamo, e in realtà non possiamo, evitare lo stress, ma possiamo incontrarlo in modo efficace e trarne vantaggio imparando di più sui suoi meccanismi, e adattando la nostra filosofia dell’esistenza a esso” (Selye, 1974).

Ogni individuo, sosteneva ancora Selye, possiede un diverso livello di resistenza al fenomeno, che, a sua volta, non è sempre e necessariamente negativo o dannoso. I fenomeni che generano stress si possono riconoscere nell’angoscia, nello sforzo fisico, come pure nel successo; infatti “dal punto di vista della sua capacità di provocare uno stress, non ha importanza che l’agente stressante, o la situazione che dobbiamo fronteggiare, sia piacevole o spiacevole: conta solamente l’intensità del bisogno di adattamento o riadattamento” (Selye, 1974).

Gli individui, secondo Selye, possiedono un “serbatoio di energie” per fronteggiare gli stimoli esterni, in base al quale si determina il livello di resistenza al fenomeno. Tale “serbatoio di energie” si esaurisce facilmente quando l’agente stressante è particolarmente intenso, o quando più fattori stressanti agiscono contemporaneamente, oppure ancora quando l’azione degli agenti stressanti è prolungata nel tempo.

In tutti questi casi si avrà come risultato una situazione di distress, causa di patologie sia psichiche, sia organiche. Quando, al contrario, la risoluzione di una situazione di stress produce nell’individuo una sensazione di piacere, di gratificazione, agendo come un rinforzo positivo per simili situazioni future, l’energia del serbatoio aumenta e si

Bibliograia

Lazarus, R., S., e Folkman, S. (1984). Stress, appraisal, and coping. New York: Springer Publishing.
Selye, H., (1936). A syndrome produced by diverse nocuous agents. Nature, London 138, 30-32
Selye, H., (1955). La sindrome di adattamento. Istituto sieroterapico milanese S. Belfanti, Milano
Selye, H. (1974). Stress without Distress. New York, J.B. Lippicott, trad. it. Stress senza paura, Milano. Rizzoli, 1976.

 

© Lo stress: le sue origini e la  Sindrome Generale di Adattamento - Francesco De Paola

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