La tendenza e deumanizzare e infraumanizzare gli altri

Anche se la capacità di vedere gli altri come meno umani può essere universale ed è riscontrabile anche nei bambini (Costello & Hodson, 2013; Vezzali, Capozza, Stathi & Giovanni, 2012), ci sono varie differenze di personalità, credo, ideologie e atteggiamenti che rendono alcune persone più soggette a deumanizzare. Secondo Haslam e Loughnan (2014) uno dei più importanti predittori di tipo ideologico è quello dell’orientamento alla dominanza sociale (SDO, Hodson & Costello 2007). Come evidenziato dagli autori, l’SDO è un importante predittore della deumanizzazione verso gli immigrati, mentre altri studi hanno dimostrato il suo legame con la deumanizzazione verso rifugiati e vittime di guerra. In questi studi, l’SDO è associato alla deumanizzazione più di quanto lo sia l’autoritarismo di destra, in quanto dipende più dalla dominanza sociale che dalla conformità sociale e dalla percezione di minaccia. Ad esempio, i livelli di SDO dei genitori bianchi predicono le tendenze dei loro figli a deumanizzare i bambini neri (Costello & Hodson, 2013). Haslam e colleghi (2014) hanno analizzato anche il ruolo delle credenze, dimostrando che le persone che percepiscono una divisione maggiore tra uomini e animali sono più soggette alla deumanizzazione razziale. Nella fattispecie, questa convinzione promuove la visione che gli esseri umani “inferiori” siano in qualche modo bestiali, giustificandone la discriminazione.

L’ultimo set di variabili riconducibili alla tendenza alla deumanizzazione è rappresentato dagli atteggiamenti, che sono stati analizzati solo in relazione alla percezione delle donne. È stato dimostrato che il sessismo ostile predice la negazione di umanità ai target femminili (Viki & Abrams, 2003), e più nello specifico si negano loro le emozioni positive unicamente umane; per i sessisti benevoli avviene esattamente il contrario. A conferma di ciò vi sono due studi: il primo evidenzia come a livello neurale i sessisti ostili abbiano un’attivazione minore delle regioni dell’attribuzione di stato mentale quando vedono donne sessualizzate (Cikara, Eberhardt & Fiske, 2011); il secondo, invece, dimostra come il sessismo ostile non sia correlato con l’associazione implicita con animali o oggetti nel caso di donne non sessualizzate (Rudman & Mescher, 2012). In definitiva, la deumanizzazione è collegata a quattro aspetti diversi delle differenze individuali (Haslam & Loughnan, 2014):

  • caratteristiche ostili e sgradevoli, inclusi tratti di psicopatia, narcisismo, credo nazionalistico e atteggiamenti ostili;
  • avversione emotiva verso persone non familiari;
  • posizioni ideologiche e gerarchiche dell’SDO e alle convinzioni di dominio umano sugli animali;
  • disconnessione sociale o carenza empatica, visto anche il legame con i tratti autistici.

Anche Leyens e colleghi, nella teoria dell’infraumanizzazione, analizzano le caratteristiche individuali o collettive che incidono sulla propensione ad infraumanizzare, citando in particolare in nazionalismo (Leyens et al., 2007), distinguendolo dal patriottismo, in quanto non consiste solamente nell’orgoglio percepito per il proprio ingroup (legato comunque ad una forte identificazione), ma anche nella denigrazione degli outgroup. Inoltre, evidenziano come un’alta identificazione con l'ingroup sia necessaria perché si sviluppi l’infraumanizzazione: chi non presenta un forte legame affettivo o cognitivo con l’ingroup meno probabilmente percepisce che il confine arbitrario tra ingroup e outgroup comporti una minor essenza umana di quest'ultimo. In tutti gli studi analizzati (tra cui Viki & Calitri, 2008), viene evidenziato come chi ha un elevato grado di identificazione con il proprio gruppo presenta maggiore possibilità di infraumanizzare.
 
 
 

 

 
© La relazione tra amicizie dirette ed estese e attribuzioni di mente: Uno studio sul rapporto tra Meridionali e Settentrionali in Italia - Elisa Ragusa

 

 

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