La PNL e l’Ancoraggio

 
Ancorare significa fissare uno stato interno, allo scopo di riprodurlo immediatamente e in modo automatico quando l’ancora viene attivata. Questa tecnica in PNL, serve per avere velocemente delle risposte, in quanto l’ancora è un condizionamento che replica lo stato, tante volte quanto è attiva l’ancora stessa.
 
L’ancoraggio poggia sul presupposto, che tutte le esperienze vengono rappresentate dalle informazioni sensoriali. Ogni qual volta si reintroduce una parte qualsiasi di una data esperienza, si riproducono, in qualche misura, altre parti della stessa esperienza. Potremo quindi servirci di una parte qualsiasi di un’esperienza come ancora, per accedere ad un’altra parte dell’esperienza stessa.
 
Per molti aspetti questa strategia, perché così si può definire, non è che una versione, orientata verso l’utente del concetto stimolo risposta dei modelli behavioristici, ma con due sostanziali differenze: 
 
  1. Per stabilire l’ancoraggio non occorre un lungo condizionamento. Certo il condizionamento protratto contribuirà a stabilirlo, ma sarà spesso l’esperienza iniziale quella che lo fisserà nel modo più saldo. Dunque, le ancore promuovono l’uso dell’apprendimento per tentativi unici.
  2. Per fissare l’associazione tra l’ancora e la risposta non è necessario rinforzarla direttamente, con qualche risultato immediato prodotto dall’associazione stessa. Ossia, le ancore, o le associazioni, si fisseranno senza che occorrano compensi o rinforzi diretti. Al pari del condizionamento, anche il rinforzo contribuirà al fissaggio dell’ancora, ma non è una condizione indispensabile.
  3. L’esperienza interna (cioè il comportamento cognitivo) è considerata altrettanto significativa, sotto il profilo del comportamento, che le risposte manifeste misurabili. In altre parole, la PNL sostiene che il dialogo, l’immagine o la sensazione interna, costituiscono una risposta allo stesso modo della salivazione del cane di Pavlov.
 
Il fissaggio dell’ancora richiede la predisposizione di uno schema sinestesico, ovvero la correlazione esistente tra rappresentazioni di due sistemi sensoriali diversi, che si sono associati nel tempo e nello spazio. 
Questa tecnica è strettamente correlata ai sistemi rappresentazionali: ancorare significa, infatti, stabilire uno stimolo visivo, uditivo, cinestetico, atto a provocare una risposta che è uno stato interno.
 
Le ancore sono continuamente presenti nella nostra esperienza e nella nostra vita quotidiana. Anche i nomi, i luoghi, la voce, gli oggetti sono ancore.
 
Siamo immersi in un mare di ancore che suggellano i nostri stati e delle quali non ci rendiamo conto, e anche noi spesso con i nostri comportamenti suggelliamo con ancore gli stati che induciamo negli altri. 
Se stiamo vivendo un’esperienza affettiva verso qualcuno, che magari sta soffrendo, istintivamente siamo portati a esprimere questo sentimento con un gesto, una carezza. Questo segnale di comunicazione non verbale può indurre nell’altro uno stato di consolazione e di sollievo, perché magari gli ricorda un gesto della madre. In questo, caso noi abbiamo inconsapevolmente riattivato un’ancora. Il rinnovare questo tocco d’ora, in poi farà accedere nuovamente la persona a quello stato.
La stretta di mano, un regalo, il biglietto per una festività, la telefonata, l’abito considerato porta fortuna, le cose che si fanno prima di un’occasione sono ancore. Tutte le celebrazioni, le inaugurazioni sono modi propiziatori di circondarsi di ancore positive.
 
Esistono anche ancore negative, basti pensare ai crisantemi, fiori apprezzati come gentile regalo in tutto il mondo fuorché in Italia, perché rammentano i cimiteri e il solo vederli procura una sensazione di tristezza. Le fobie, per esempio, sono stati negativi associati automaticamente ad alcune ancore: una persona vede e ascolta qualcosa e istintivamente ha una sensazione estremamente negativa visiva-cinestetica o uditiva-cinestetica.
Alcune caratteristiche dell’ancora possono incidere sull’efficacia dell’ancoraggio. È importante che l’ancora sia:
 
  • Congruente: cioè abbia una qualità comune con lo stato. Un urlo di guerra non sarà l’ancora più adatta per uno stato di rilassatezza, così come una carezza non sarà l’ancora più adatta per uno stato di sfida.
  • Unica: cioè non sia ancora per stati diversi.
  • Puntuale: cioè molto circoscritta e definita. Se è cinestetica, in un punto preciso del corpo. Se è uditiva, una parola ripetuta con lo stesso tono e volume. Se è visiva, un oggetto con la stessa forma, dimensione e colore.
  • Ripetibile: è importante che sia attivabile in ogni contesto.
  • Tempestiva: è importante che sia apposta proprio prima che la persona raggiunga l’apice dello stato.
 
Un ancoraggio è ben riuscito, quando la persona alla quale abbiamo voluto fissare un’ancora, ogni volta che compie lo stesso gesto, oppure ascolti lo stesso suono o veda la stesso oggetto, abbia l’identica sensazione, risposta, o stimolo che è voluta essere stata sollecitata.
Questa strategia è applicabile con successo nei campi più svariati perché, creando un legame stretto e irriducibile tra il nostro agire e il nostro inconscio, facilita il raggiungimento dei propri obiettivi e degli stati desiderati.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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