I predittori della performance accademica: Discussione dei risultati

Sono risultate variabili propedeutiche all’iscrizione la maturità di tipo classico, scientifico o di altro Liceo e la residenza in Emilia-Romagna. La maturità tecnica o professionale risulta penalizzante. Il dato sul tipo di diploma può essere spiegato con la predittività di questa variabile sul punteggio ottenuto alla prova d’ingresso (ottengono un punteggio più alto i soggetti provenienti da un Liceo e un punteggio più basso quelli che hanno una formazione professionale); la provenienza geografica può agevolare i candidati nell’iscriversi a diverse prove d’ingresso in diversi Atenei e alla scelta del corso di studi più vicino alla propria residenza.   

Per ci  che riguarda i predittori della prova d’ingresso, è interessante notare come voto di maturità e genere siano significativamente predittivi del punteggio alla prova di selezione sebbene solo per una quantità modesta di varianza (inferiore al 10%) mentre, introducendo anche il tipo di diploma, si arrivi a spiegare più di un quarto della varianza dello stesso punteggio. La valutazione del punteggio nelle singole aree non sembra fornire un maggior numero di informazioni rispetto a quella del punteggio totale.                                                                                    

Il dato sconfortante emerge quando si valuta la validità predittiva delle prove d’ingresso. La regressione risulta significativa (grazie all’alto numero di soggetti) ma la quantità di varianza predetta è modesta: il 4,5% sulla media voto, il 2,5% sul numero di esami e il 3,4% sulla proporzione di crediti ottenuti rispetto a quelli richiesti dall’offerta formativa. Il dato migliora leggermente, restando comunque inferiore al 10%, quando si considera la predittività sull’esito finale dell’iter accademico ossia il tempo impiegato per laurearsi e il voto di Laurea. Tuttavia, andando ad analizzare il rendimento nei singoli anni di corso, le fluttuazioni sembrano di natura casuale. Rispetto al criterio “media voto” si passa, infatti, da un 5,2% di varianza predetta al I anno (imputabile al punteggio totale e all’area Logico matematica) ad un 2,6% predetto al II anno (dal solo punteggio totale), per finire con un 9,1% al terzo anno (aree Cultura generale e Lingua Inglese) mentre non risulta più significativo il punteggio totale. Per i criteri “numero di esami sostenuti” e “proporzioni di crediti ottenuti” sono significativi gli stessi predittori (che differiscono da quelli della media voto), il punteggio totale e l’area Lingua Italiana al primo anno e l’area Logico Matematica al secondo anno ma la predittività globale del modello scade dal 9,9% del primo anno all’1,3% del secondo anno, fino a perdere la significatività al terzo anno.   

Più confortanti sembrano essere i dati relativi all’andamento degli studenti iscritti.  

Il trend di maschi e femmine è assimilabile sia per la media del voto, sia per il numero di esami sostenuti (dato l’alto numero di soggetti, la differenza risulta significativa ma l’effect size trascurabile), sia per la proporzione di crediti ottenuti (ove risulta significativa l’interazione tra genere e anno di corso ma sempre con un effect size trascurabile).    

Rispetto ai dati statistici dei tre gruppi di studenti (laureati in corso, laureati fuori corso e non laureati) non risultano significative le associazioni tra le variabili socio-anagrafiche e l’appartenenza all’uno o all’altro gruppo. Maschi e femmine, studenti provenienti da diverse regioni geografiche e con diverso background di studi superiori sono omogeneamente distribuiti nei tre gruppi.                                                                                                     

Le differenze emergono nella analisi del rendimento accademico. L’effetto principale del gruppo risulta significativo considerando come variabili dipendenti: la media voto agli esami di profitto, la media voto (sebbene l’effect size sia trascurabile), il numero di esami sostenuti e la proporzione di crediti ottenuti. Date le differenze nei tre gruppi, ci si è chiesti se fosse possibile utilizzare l’andamento al primo anno come predittore del futuro rendimento accademico degli studenti. I risultati sembrano confermare questa ipotesi: la media voto negli anni successivi al primo è predetta per il 61,8% dalla media voto e dal numero di esami sostenuti al primo anno, il numero degli esami sostenuti negli anni successivi al primo è predetto per il 46,0% dalla proporzione crediti e dal numero degli esami sostenuti al primo anno. La proporzione crediti negli anni successivi al primo è predetta per il 64,0% dalla proporzione crediti, dalla media voto e dal numero esami sostenuti al primo anno.   

Anche il successo, valutato alla conclusione dell’iter accademico, risulta predetto in buona misura dall’andamento dello studente al primo anno: il numero di esami sostenuti al primo anno predice il 42,0% del tempo intercorso tra l’immatricolazione e la Laurea. La media voto e il numero di esami sostenuti al primo anno, predicono il 47,3% del voto di Laurea.
 
 
 
 
 

 

© I predittori della performance accademica  - Laura Foschi
 
 

 

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