Conseguenze  del lavoro emozionale 

La componente maggiore degli studi, si è dedicata agli esiti che questo concetto multidimensionale comporta, il lavoro emozionale genera effetti tanto positivi quanto negativi per la persona e per l’organizzazione, per i quali si è andata costruendo negli anni un’ampia letteratura. 

Il fenomeno può portare a conseguenze poco auspicabili a livello individuale sul piano psicologico, come il burnout o l’ insoddisfazione lavorativa (Hochschild,1983; Morris e Feldman 1996). In particolare il burnout è stato ampliamente studiato in questo senso, evidenziando come l’esaurimento emotivo diminuisce quando le persone si dimostrano maggiormente capaci di autoregolarsi sul lavoro. Al contrario, quando si assiste a una anche parziale incapacità di gestione si va incontro a un aumento dello stress e conseguentemente al burnout.

A un livello psicosomatico e fisico si hanno ripercussioni, andando incontro ad esempio aumento del ritmo cardiovascolare, con effetti negativi sul lungo termine questi effetti risultano ridotti però se associati ad altri fattori come l’identificazione con l’organizzazione ( Inigo, 2001).

Le conseguenze a cui il lavoro emozionale conduce emergono essere anche fonte di benessere, dimostrando così la sua doppia natura, alcune ricerche hanno messo in luce come la gestione delle emozioni generi un aumento della soddisfazione in ambito lavorativo, incrementando il sentimento di autoefficacia e autostima (Strickland,1992; Ashfort & Humphrey,1993). 

Anche sull’organizzazione il fenomeno produce i suoi effetti contrastanti: da un lato, risulta infatti  correlato positivamente con l’assenteismo e il turnover, tuttavia si è visto come in un’altra prospettiva possa migliorare le relazioni interpersonali, riduca le ambiguità legate al ruolo e aumenti il commitment.

Nonostante come accennato vi sono alcuni elementi che possono aggravarne gli effetti, ve ne sono altri che possono agire come fattori di protezione, sia a livello individuale che sociale. 

Ad esempio il supporto sociale da parte dei colleghi è particolarmente importante quando ci si trova nella condizioni di dover gestire le proprie emozioni sul lavoro. Ciò risulta particolarmente evidente quando si entra far parte di una nuova realtà lavorativa in cui si deve definire il proprio ruolo e si è maggiormente soggetti a influenza sociale ( Katz, 1980; Turner & Oakes, 1986,).

Altra risorsa, questa volta sul piano personale, è l’identificazione di ruolo ( Brotheridge & Lee, 2002 ). Se il lavoratore infatti s’identifica adeguatamente con il ruolo che ricopre, tenderà maggiormente a essere autentico rispetto a quelle che sono le aspettative ( Ashforth & Tomiuk, 2000), ed a agire adeguatamente rispetto alle richieste (Ashforth & Humphrey,1993), rendendo così meno difficoltoso gestire le emozioni.

Il lavoro emozionale appare quindi come una realtà sfaccettata e perciò anche di difficile contestualizzazione, tuttavia molteplici studi portati avanti nel tempo hanno permesso di individuare gli ambiti lavorativi più a rischio.
 
 
 
 
 
 
 

© Il lavoro emozionale in ambito sanitario: effetti sul benessere e il malessere lavorativo - Jessica Capelli  
 
  

 

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